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Le palestre aiutano a prevenire il Covid-19 e ridurre il suo impatto lo conferma la medicina.

Covid-19, l’attività fisica riduce il suo impatto,

“Dobbiamo fare tutto il necessario affinché rimangano aperti tutti i luoghi dove le persone si allenano e possono essere attive, perché è una parte essenziale della vita” Doctor Robert Sallis.

La salute è l’obiettivo principale di tutta la filiera del fitness e del wellness.

 

Basti pensare che appena dichiarata la pandemia,

si sono tutti mobilitati per fornire delle modalità alternative per aiutare le persone a rimanere attive nonostante la chiusura dei club.

Successivamente al lockdown, l’attenzione degli operatori si è spostata sulle rigorose misure da adottare per ridurre al minimo i rischi e poter riaprire in totale sicurezza.

Eppure, nonostante questi numerosi sforzi,

i media (e spesso anche i funzionari pubblici) hanno erroneamente dipinto il settore sportivo come non sicuro.

IHRSA, da sempre al fianco degli operatori in difesa di una corretta pratica sportiva all’interno dei club, ha voluto approfondire il discorso ed ha incontrato medici ed esperti per smontare le false affermazioni e impedire la circolazione di notizie diffamatorie.

 

Questo articolo è il primo di una serie in cui condivideremo le opinioni di medici,

scienziati e professionisti della sanità pubblica su tematiche che riguardano:

come allenarsi in sicurezza nei club durante una pandemia,

come i club contribuiscono significativamente a mantenere le persone in salute, i benefici dell’esercizio fisico per la salute.

Abbiamo intervistato il Doctor Robert Sallis, per avere il suo parere in merito.

L’attività fisica è fondamentale per la prevenzione, la gestione e il trattamento di malattie croniche, oltre a favorire uno stato di salute generale anche in età adulta e la longevità.

 

Circa il 20% degli americani fa esercizio fisico in uno dei 40.000 fitness club del Paese.

 

“Il COVID-19 non ha fatto altro che mettere in luce il nostro pessimo stile di vita… scorrendo l’elenco dei fattori di rischio per il Covid, quelli che portano addirittura al decesso o ad un contagio molto aggressivo; sono le malattie dell’inattività stessa”.

Robert Sallis, M.D., Co-director of Sports Medicine Fellowship Program Kaiser Permanente – Fontana, CA

Secondo i CDC (Centers for Disease Control and Prevention – i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie) appena la metà degli adulti fa sufficiente esercizio fisico.

“Credo, come molti altri, che l’inattività fisica sia il principale

problema di salute pubblica del nostro tempo”, afferma Sallis

Sallis è Co-Direttore del Programma di borse di studio di medicina dello sport presso la Kaiser Permanente di Fontana, California,

Professore Clinico di Medicina della famiglia presso la University of California Riverside School of Medicine,

e Presidente dell’Exercise is Medicine Health Advisory Board.

 

Non dovrebbe sorprenderci quindi che l’esercizio fisico è la

prima forma di medicina che Sallis prescrive ai suoi pazienti – ancora oggi!

Sallis racconta “In qualità di medico di famiglia da diversi anni,

ritengo che l’attività fisica è in assoluto la medicina più importante da prescrivere ai miei pazienti”. Così la pensiamo anche noi.

 

L’attività fisica può: ridurre le possibilità di sviluppare malattie croniche,

ridurre il rischio di contrarre malattie non trasmissibili o trasmissibili (come il coronavirus) migliorare il sistema immunitario.

Senza voler menzionare tutti gli altri innumerevoli benefici mentali,

emotivi e di salute generale dell’esercizio fisico stesso.

 

Il Covid-19 è una malattia dell’inattività “Il Covid-19 ha messo sotto i riflettori i nostri stili di vita”, dice Sallis.

“E sono proprio le persone con uno stile di vita malsano ad essere più a rischio per il virus… scorrendo l’elenco dei fattori di rischio per il Covid,

quelli che portano addirittura al decesso o ad un contagio molto aggressivo; sono le malattie dell’inattività stessa”.

Facendo riferimento al CDC, l’inattività ha un forte impatto sulle malattie preesistenti che aumentano anche il rischio di un Covid-19 grave.

Queste malattie includono: BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva), obesità (indice di massa corporea [IMC] di 30 o superiore), diabete mellito di tipo 2, malattia falciforme.

 

La pandemia ha drasticamente diminuito il livello di attività tra gli adulti e i bambini degli Stati Uniti.

 

Un’indagine condotta su più di 185.000 persone riferisce che tra il 1° marzo e l’8 aprile i livelli di attività sono diminuiti del 48% tra gli adulti.

“È evidente quindi che dobbiamo fare del nostro meglio,

adottando tutte le misure necessarie,

per tenere aperti i luoghi dove le persone si possono allenare ed essere attive.

È una parte essenziale della vita”.

 

È scoraggiante – per non dire altro – constatare lo scarso valore che tante persone danno all’esercizio fisico.

“Siamo tutti seduti in casa rannicchiati,

in attesa di un vaccino per Covid-19 invece di uscire, essere attivi ed allenarci,

considerando che al momento è l’unico vaccino disponibile e utile per tutti”, dice Sallis.

Come possiamo risolvere il problema dell’inattività durante una pandemia?

Dobbiamo far in modo che le persone si prendano cura della loro salute”.

Questa è la migliore protezione che esiste contro il Covid-19″ dice Sallis “Questo virus rimarrà per un po’,

dobbiamo capire come iniziare a conviverci o moriremo tutti per evitarlo”.

 

Diffondere la notizia: Le palestre sono sicure.

 

Le istituzioni stanno erroneamente classificando i centri sportivi come luoghi ad alto rischio durante la pandemia.

Nonostante l’aumento dei protocolli di pulizia e delle linee guida sulla sicurezza,

così come dei dati e delle ricerche che dimostrano che i club non sono luoghi di contagio del COVID-19,

alcune istituzioni non cambieranno la loro percezione e opinione. “Negano l’evidenza” afferma Sallis.

 

E aggiunge “Stiamo permettendo alle persone di andare in aereo,

fare shopping al “Costco” (n.d.t. importante catena di grandi magazzini negli USA),

andare negli studi medici, con le dovute precauzioni [per tutte queste attività].

 

Perché non si può fare lo stesso per le palestre, che sono davvero essenziali per tante persone?”

Tutti i club si sono impegnati per rendere le loro strutture sicure e igienizzate per i frequentatori, il personale e la comunità.

Tutto il settore fitness e sportivo deve diffondere il messaggio che le proprie strutture sono: sicure e pulite,

in grado di aiutare a tracciare i contatti, essenziale per la salute generale e per combattere il virus.

 

“La prevenzione è essenziale… è dimostrato che i fattori di rischio da Covid-19 sono tutti ridotti se si svolge una regolare attività fisica” continua Sallis.

 

I dati racconti dalla piattaforma “check-in MXM” dimostrano quanto siano sicuri e necessari i club.

Al 7 agosto, i dati, compilati da 2.877 club con oltre 49 milioni di frequentatori che hanno effettuato il check-in, mostrano un tasso di incidenza di appena lo 0,002% o un rapporto di 42.731:1 visite-virus.

Dei 49 milioni di check-in, solo 1.155 persone sono entrate in queste località e sono risultate positive al coronavirus.

Sallis commenta “Praticamente tutti i decessi da Covid-19 hanno evidenziato malattie croniche; tutte malattie legate all’inattività fisica.

Pertanto non considerare i centri sportivi come essenziali per prevenire i casi e diminuirne l’impatto non ha proprio senso per me”.

Tuttavia Doctor Sallis insiste e consiglia a tutti, prima di entrare in un club, seguire le seguenti accortezze:

Mantenere almeno un metro e 80 di distanza tra le persone anche quando ci si allena all’aperto,

Indossare una mascherina e distanziarsi nella sala pesi o durante l’allenamento,

Pulire tutta l’attrezzatura dopo l’uso,

Calcolare bene il proprio livello di rischio.*

 

*Norme valide negli Stati Uniti.

“È un errore sminuire l’importanza dei club e l’importante ruolo che giocano sulla salute.

Le persone più a rischio sono effettivamente quelle che ne avrebbero anche più bisogno…

Qualunque cosa serva per avere luoghi sicuri dove le persone si allenano e possono essere attive, dobbiamo farlo.

È una parte essenziale della vita”.

Fonte: ANIF associazione nazionale impianti sport & fitness

 

Perché il covid è peggiore negli obesi, anche giovani

 

L’obesità è un fattore di rischio indipendente di malattia

 

Dall’inizio della pandemia, dozzine di studi hanno riportato che molti dei pazienti malati con COVID-19 erano persone con obesità.

Nelle ultime settimane, quel collegamento è diventato più nitido poiché ampi studi sulla popolazione hanno cementato l’associazione e dimostrato che anche le persone che sono semplicemente in sovrappeso sono a rischio più elevato.

Ad esempio, nella prima metanalisi di questo tipo, pubblicata il 26 agosto su Obesity Reviews,

un team internazionale di ricercatori ha raccolto dati da decine di articoli sottoposti a revisione paritaria che hanno considerato 399.000 pazienti.

 

Hanno scoperto che le persone con obesità,

che hanno contratto la SARS-CoV-2, avevano il 113% in più di probabilità rispetto alle persone di peso sano di ricovero in ospedale,

il 74% in più di probabilità di essere ricoverate in terapia intensiva e il 48% in più di probabilità di morire.

Una costellazione di fattori fisiologici e sociali guida quei numeri cupi.

La biologia dell’obesità include la ridotta immunità, l’infiammazione cronica e il sangue incline a coagulare,

situazioni che possono peggiorare il COVID-19.

 

Le persone con obesità hanno maggiori probabilità rispetto alle persone di peso normale di avere altre malattie che sono fattori di rischio indipendenti per COVID-19 grave,

tra cui malattie cardiache, malattie polmonari e diabete.

Sono anche inclini alla sindrome metabolica, in cui i livelli di glicemia, i livelli di lipidi o entrambi non sono sani e la pressione sanguigna può essere alta.

Un recente studio della Tulane University su 287 pazienti COVID-19 ospedalizzati ha scoperto che la stessa sindrome metabolica aumenta sostanzialmente i rischi di ricovero in terapia intensiva, ventilazione e morte.

l più grande studio descrittivo mai condotto su pazienti COVID-19 ospedalizzati negli Stati Uniti, pubblicato come preprint il mese scorso dai ricercatori di Genentech,

ha rilevato che il 77% di quasi 17.000 pazienti ospedalizzati con COVID-19 erano in sovrappeso (29%) o obesi (48%).

 

Un altro studio ha valutato il tasso di ricoveri COVID-19 tra più di 334.000 persone in Inghilterra.

 

Pubblicato il mese scorso negli Atti della National Academy of Sciences, ha rilevato che,

sebbene il tasso abbia raggiunto il picco nelle persone con un BMI di 35 o superiore,

ha iniziato a salire non appena qualcuno è entrato nella categoria del sovrappeso.

Le patologie fisiche che rendono le persone con obesità vulnerabili al COVID-19 grave iniziano con la meccanica:

il grasso addominale spinge verso l’alto sul diaframma,

facendo sì che quel grande muscolo,

che si trova sotto la cavità toracica, comprima i polmoni e limiti il flusso d’aria.

 

Questo volume polmonare ridotto porta al collasso delle vie aeree nei lobi inferiori dei polmoni,

dove arriva più sangue per l’ossigenazione rispetto ai lobi superiori.

Altri problemi possono coesistere: ad esempio,

il sangue delle persone con obesità ha una maggiore tendenza a coagulare,

un rischio particolarmente grave durante un’infezione che, se grave, in modo indipendente colpisce i piccoli vasi polmonari con coaguli.

 

L’immunità si indebolisce anche nelle persone con obesità,

in parte perché le cellule adipose si infiltrano negli organi in cui vengono prodotte e immagazzinate le cellule immunitarie, come la milza, il midollo osseo e il timo.

Il problema non è solo un minor numero di cellule immunitarie, ma anche che sono meno efficaci.

Oltre a una ridotta risposta alle infezioni,

le persone con obesità soffrono anche di infiammazioni croniche di basso grado.

 

Le cellule adipose secernono diversi messaggeri chimici che innescano l’infiammazione chiamati citochine e altri provengono da cellule immunitarie chiamate macrofagi che penetrano per ripulire le cellule adipose morte e morenti.

Questi effetti possono aggravare l’attività incontrollata delle citochine che caratterizza il COVID-19 grave.

Autori: M. Wadman Fonte: Science

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